lunedì 9 novembre 2009
La Paura dell'Abbandono
11:10 | Pubblicato da
Shahruz Rouholfada
Il bisogno di essere nel branco è un bisogno naturale; è qualcosa di biologico ed attiene alla sopravvivenza.Smettiamola anche solo per un attimo di pensare di essere creature sovrannaturali; di fatto siamo solo animali un po' più intelligenti. Ma se perdiamo il contatto coi nostri bisogni, possiamo diventare i più stupidi degli esseri viventi.
L'animale ha chiaro il bisogno di non essere abbandonato e rispetta le gerarchie per poterlo evitare; si prende le sue responsabilità.
Noi no!
Abbiamo mescolato nella nostra testa bisogni prettamente filosofici con altri squisitamente pratici, biologici e di sopravvivenza.
E' chiaro che questi due aspetti devono equilibrarsi tra loro se non vogliamo cadere in conflitto.
Possiamo rintracciare le radici della nostra paura dell'abbandono da più direzioni.
Partendo da quello primordiale, se ci spostiamo sul piano cosmico, la paura dell'abbandono inizia esattamente con la nascita dell'universo.
Dalle nostre conoscenze attuali, è possibile che inizialmente l'intero universo fosse costituito da un'unica microparticella, estremamente compressa e densa.
A seguito di alcune reazioni chimiche nucleari, ci fu un'esplosione e l'espansione dello spazio, con la conseguente formazione delle stelle ed in seguito i pianeti. Tutta la materia esistente è scaturita da un unico punto, che è esploso e si è separato in un numero impronunciabile di parti.
Immaginate di essere voi a vivere in quella situazione ancestrale; le vostre particelle sono le stesse che si trovavano in quell'unica superparticella. La separazione di quella materia corrisponde alla separazione tra voi ed i vostri fratelli; la memoria dell'abbandono è una trasposizione di quell'abbandono.
E' la paura primordiale, la caduta dal Paradiso, l'Uno che diventa molteplice o come volete identificarlo.
Con l'evoluzione della materia, c'è stata una conseguente evoluzione e salto nelle forme di vita. Ad un tratto si sono formate le specie viventi ed infine le specie di branco.
In questo gruppo siamo compresi anche noi uomini come ben sapete. Ma è qui che l'abbandono si riattiva, perchè la nostra specie non è in grado di vivere da sola.
Esistono animali che nascono da uova, a volte nemmeno covate; dopo che le uova si schiudono le piccole creature sono già in grado di muoversi e procurarsi il cibo da sole.
Non solo l'uomo non è in grado di farlo, ma è anche incompleto alla nascita. Poichè il nostro sistema nervoso è molto sviluppato, non è stato possibile nascere con il cervello pienamente sviluppato. Per questo motivo per tutto il primo anno di vita si completa il processo di formazione dei neuroni, altrimenti la testa del bambino sarebbe stata troppo grande per passare dal condotto vaginale, portando a morte di parto sia per la madre che per il figlio.
Se il bambino viene abbandonato, è morto, perchè incapace di cavarsela da solo. Questo pericolo genera un terrore enorme in quanto è il primo rischio concreto con cui si trova ad avere a che fare, non è una mera ipotesi, per lui è una certezza.
Nel branco è assolutamente necessario che ci sia qualcuno che si occupi dei cuccioli; molti elementi del gruppo di norma non riproducono, visto che è un privilegio del maschio dominante. E' per questo che molti animali si dedicano all'allevamento dei cuccioli altrui, svolgendo una funzione fondamentale,
Se non lo facessero ci sarebbe un rischio enorme per la sopravvivenza della specie. E di questo abbiamo tutti avuto paura.
Questa paura è condizionante; i nostri comportamenti sono tanto influenzati da questo rischio quanto più ci siamo sentiti incapaci di cavarcela da soli.
Per renderci conto meglio di cosa intendo, illustrerò un esempio che faccio spesso ai corsi dal vivo.
Il branco dei cavalli, è caratterizzato dal fatto di mantenere anche i puledri al suo interno, protetti da una barriera di adulti in cerchio intorno a loro.
Talvolta capita che uno di questi puledri si comporti in maniera destabilizzante per il branco, causando problemi. Potremmo dire che quel cavallino è una testa calda.
Tuttavia la madre non si fa troppi problemi e lo caccia fuori dal gruppo in cui era protetto.
A quel punto il cavallo vive un senso di rigetto ed è stato colpito dal terrore di restare solo. Infatti quando si è fuori dal gruppo, si è esposti al pericolo dei predatori; il rischio è quello di essere sbranato vivo.
Per questa ragione il cavallino farà di tutto per rientrare nel branco, anche se si vedrà spesso opporre un rifiuto. Dopo diversi tentativi, la madre decide di cambiare idea e di riammetterlo con gli altri. Il cavallino entrerà di nuovo nel suo vecchio posto ma sarà totalmente sottomesso, con la testa bassa, non darà più fastidio, perchè sa che se creasse nuovi problemi verrebbe buttato fuori definitivamente.
Le persone che si sentono abbandonate vivono questo tipo di terrore.
Non è tanto l'abbandono in se stesso a spaventare, è la paura di non potercela fare da soli, è il terrore di essere mangiati vivi; è questo che caratterizza l'abbandono ed i nostri comportamenti conseguenti.
Le reazioni fisiologiche possono essere diverse: ci sarà chi ingrasserà molto, per sentirsi protetto. Perchè se sei abbandonato vuol dire che non c'è più nessuno a difenderti. Se ingrassi crei uno scudo protettivo maggiore intorno a te; inoltre ricalcherai l'atteggiamento di quegli animali che per spaventare l'avversario si gonfiano, come alcuni pesci o il gatto quando rizza il pelo.
Altri invece avranno dolori allo stomaco; si sentiranno incompresi dalla famiglia e abbandonati nei loro bisogni.
Il punto è che se vi sentite abbandonati farete un insieme di scelte che vi faranno limitare il rischio ma che richiederanno un alto prezzo da pagare.
Ci sono molte persone che vivono relazioni totalmente insoddisfacenti, da anni, solamente perchè hanno paura di soffrire l'abbandono e non riescono a troncare un legame.
Interessante questo tipo di situazione, poichè per paura di soffrire ipoteticamente, accettano di soffrire senza dubbio per un rapporto spiacevole, svalutante e senza alcuna passione, ai limiti della depressione.
Altri, per paura di venire abbandonati dalla loro cerchia di amicizie, assumeranno dei comportamenti totalmente sottomessi. Rinunciano alle proprie necessità perchè temono di non venire accettati e dunque di essere espulsi, di restare soli e sbranati vivi. Ma la realtà è che se in un gruppo non potete essere come siete davvero, significa che quel gruppo non vi apprezza e che voi non avete molto da spartire con loro.
Non ha senso restare in una situazione sfavorevole, solo per la paura di essere soli, per due motivi: 1) siete in pieno conflitto attivo costantemente, e dunque sarete malati a qualche livello; 2) più tempo state con una compagnia, con un partner, in un gruppo che non vi corrisponde, e meno possibilità avrete di sostituirli con un altro realmente adatto a voi.
Bisogna chiarire che non esiste una paura dell'abbandono se questo non è esistito davvero nella vostra storia personale e genealogica.
Se vi state chiedendo come mai questo è un tasto dolente per voi, analizzate la vostra vita sin dalla nascita. Siete stati accolti subito dalla madre? Siete andati a casa poco dopo o vi hanno ricoverato e messo in incubatrice per un determinato periodo?
Avete vissuto sempre con la famiglia o vi hanno affidato ai nonni per un tratto di tempo?
Quando vostra madre viveva la gravidanza, com'era la situazione in famiglia? Era insieme a vostro padre o c'era una crisi in corso? C'era comunicazione o il silenzio?
In genealogia, c'è qualche bambino rimasto orfano da piccolo nella vostra famiglia? C'è stato qualche bambino dato in adozione o ad un parente che non poteva avere figli suoi?
Cercate questi elementi perchè sono tutte storie di abbandono, che se sono presenti nella vostra genealogia, non solo influenzano la vostra paura ma anche si ripeteranno con sfumature simili nelle vostre storie di vita personali.
Da parte mia, ho pensato di realizzare questo blog anche per evitare che le persone in ricerca si sentissero abbandonate.
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9 commenti:
Da parte mia, ho pensato di realizzare questo blog anche per evitare che le persone in ricerca si sentissero abbandonate.
da lettrice in ricerca..grazie :)
PS: il Suo articolo è di notevole interesse per le persone interessate al problema della dipendenza affettiva..
grazie per questo interessantissimo articolo,le volevo chiedere se potesse essere considerato abbandono da parte della madre il fatto di non accorgersi che la figlia neonata stava per morire.
e il fatto anche che non avesse latte da dare.
spero di essermi spiegata.
(per Anonimo) Ci possono due risposte di tipo completamente diverso. Prego chi legge di tenere in considerazione il fatto che potrei dire cose potenzialmente offensive secondo l'ottica comune.
Da un punto di vista umano, di solito si giustifica dicendo che la madre non ha intenzionalmente abbandonato, semplicemente non sapeva che la figlia stava per morire; oppure non aveva latte.
Da un punto di vista pratico invece, il cervello biologico sa benissimo cosa accade e non può non sapere se un figlio appena nato sia in pericolo o meno in quanto sono legati da una forte telepatia.
La questione della mancanza di latte ha un significato ancora più chiaro "il cucciolo non deve vivere". Poi oggi per fortuna abbiamo trovato modi per supplire a queste situazioni, abbiamo il latte in polvere, avevamo le balie ecc...ma il fenomeno in natura non è casuale perchè se la madre non è in grado di mantenere i piccoli non si occupa di loro.
Direi che sono espressioni chiare di abbandono biologico e solo questo registriamo, le ragioni che stanno dietro non le possiamo comprendere e non ci riguardano.
Questo non significa che poi i genitori non amino i figli, ma l'imprinting è già andato.
E quindi uno come ne potrebbe uscire?
Piccolo esercizio, semplice ma terribilmente efficace.
Prendi un quaderno tascabile e portalo dietro per 3 settimane.
Ogni volta che ti accade qualcosa per cui hai il risentito di essere abbandonata...lo tiri fuori e scrivi,esempio :"gli amici sono andati al bar a prendere il caffè e non mi hanno invitato...mi sono sentita abbandonata" e continui così tutto il giorno, ogni volta che accade qualcosa, per 3 settimane, più o meno ci saranno 50 episodi giornalieri.
Alla sera ti rileggi tutto il resoconto della giornata precedente o di quelle precedenti prima di dormire.
Ti assicuro che dopo 3 settimane qualcosa di speciale succede.
Buon lavoro
Sono la mamma di una bimba di sette anni.Io ed il padre siamo separati da 3 anni e mezzo oramai.Io ho un nuovo compagno che vive lontano.Quando la bimba è con il padre vado a trovarlo per uno o due giorni.Questo non sembrava infastidirla fino a quando un giorno poco tempo fa mi ha detto di aver paura di essere abbandonata quando sono via e magari bisticciamo per telefono perché non si è comportata bene a scuola o perché quando la chiamo anzichè parlare al telefono con me gioca o si perde davanti la tv.La paura può essere davvero legata al sol fattore di "litigio" mentre sono lontana?O in realtà la sua paura persiste a prescindere dalla nostra coversazione telefonica?
Risposto sul blog in data 2 marzo ciao.
Ciao!Sono una ragazza di 24 anni e sono fidanzata con un mio coetaneo. I genitori del mio ragazzo si sono separati quando lui aveva cca 12 anni e il padre e' andato a lavorare all'estero. Ho notato che lui ha tanta paura di essere lasciato (tradito) da me anche se io non gli ho mai dato modo di pensarlo e lo dice anche lui. Questa sua insicurezza potrebbe essere legata al fatto che il padre secondo lui l'ha abbandonato? Come posso rassicurarlo ed aiutarlo?
Grazie
Anna
Ciao Anna, risposta per te sul blog, in data 20 dicembre 2011 :-)
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